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Archive for ottobre 2008

Si torna a scuola. Ricominciano compiti, interrogazioni, note sul registro, giustificazioni, malattie ingiustificate, cani che mangiano i compiti,… ma i veri problemi della scuola non sono questi. Non sono neanche professoresse isteriche, non sono nemmeno i bidelli scorbutici, i presidi assenteisti o gli studenti somari. La vera piaga della scuola sono i genitori “scassa”.

“Quanto hai preso!? Perché cosi poco!? Ah ma domani vado io dal professore e mi sente?!”  Madri infuriate si scagliano contro professori inermi assetate di sangue come avvoltoi sulle carcasse. Un semplice “7 –” anziché “7 +” può diventare causa di un debello destinato a protrarsi negl’anni. Se il figlio va male è colpa dell’insegnate, se il figlio non sa la differenza tra Manzoni e Manzotin è colpa dell’insegnate, e se il figlio è bocciato…quella è “stracolpa” dell’insegnate! Perché dovete sapere cari lettori che la professoressa ce l’ha a morte con suo figlio, l’ha preso in antipatia fin dai primi giorni, se la prende sempre con lui, quando copia se la prende con lui, quando scrive sms con la formazione del fantacalcio durante la lezione se la prende con lui, quando scassina la macchinetta delle lattine in corridoio se la prende con lui, gli da contro persino quando dà fuoco al crocifisso nei bagni! I genitori più angustiati sono quelli ossessionati dalla mediocrità. Che il figlio del proprio seme sia uno normale, nella media, proprio non gli va giù. Deve prendere almeno un voto in più del vicino di banco, due in più di quelli dell’ultima fila. Sennò poi le altre mamme cosa dicono?!?

La sproloquiante madre assassina nel migliore dei casi riesce a isolare il figlio/a dal resto della classe rendendolo un riconoscibile perseguitato, anche perché per chiedergli qualcosa bisogna prima passare da mamma. Nel peggiore dei casi il ragazzo tallonato dalla madre piedi piatti scapperà di casa verso terre lontane e calde oppure strangolerà la madre con una bretella dello zainetto.

Il professore, invece, sotto consiglio del suo analista che “non ce la faceva più a vederlo così”, aumenterà, suo malgrado, il voto al figlio della bestia di satana dandola così vinta alla genitrice avvoltoio che potrà spiccare il volo verso un nuovo professore-preda su cui affondare gli artigli. Tutti vissero così felici ed irritati.

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La crisi Alitalia da mesi è il cruccio d’Italia. Ci si preoccupa per piloti, hostess, contribuenti e addirittura dell’orgoglio nazionale. Ma nessuno si è mai preoccupato delle altre vittime della crisi: i fotografi dei giornali. Costretti ogni giorno a fotografare lo stesso aereo con la bandina verde Alitalia. L’hanno fotografato in ogni posizione concepibile, dal basso, dall’alto, in decollo, parcheggiato, che vola dietro a cartelli stradali di pericolo, mentre viene lavato, che si incrocia sulla pista con quelli di Airfrance o Luftansa, con belle hostess che scendono con aria affranta. Giorno dopo giorno, per mesi, ormai l’aeroplanino è stato immortalato in ogni modo, fino alla disperazione dei fotografi che per evitare la crisi di nervi sono scesi in campo e hanno convinto piloti, governo, sindacati e CAI a firmare l’accordo.

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Che meraviglia Internet. Probabilmente la più geniale invenzione dell’uomo dopo la ruota. Tutto il sapere umano a portata di un click, dai più sconosciuti scrittori ottocenteschi della Russia zarista fino alle più zozze ragazzacce nude…insomma il trionfo della letteratura.

Una ricerca Internet su quattro riguarda materiale pornografico. Sono 28.258 gli utenti che guardano materiale pornografico…ogni secondo. Ogni giorno vengono aperti 266 nuovi siti hard. La parola più ricercata su google è “sex”. La ricerca da 791.000.000 risultati, (18.800.000 in italiano). Ricercare la parola “God” (Dio) da 200.000.000 risultati in meno, freedom (libertà) 500.000.000 in meno. Democracy (democrazia) dieci volte di meno. Ovviamente il 78% degli utenti che digita queste “parole chiave” sono maschi.

Oggi la pornografia è alla portata di tutti. Mentre giornali e case di produzione cinematografiche falliscono, diviene sempre più popolare il porno amatoriale, fatto in casa e caricato su internet.

Anche grandi testate online come “Repubblica” o il “Corriere della Sera” si sono adattate e mettono furbescamente nella prima pagina del sito almeno una foto di una donnina scollacciata, giustificandola con improbabili motivi alla cronaca. Al momento in cui scrivo ad esempio su Repubblica.it compare Pamela Anderson (un grande classico intramontabile) per un presunto gossip, mentre su il Corriere.it  “Alba Parietti nuda alla soglia dei 50”. Il nesso alla cronaca della “foto-notizia” spunta sotto l’immagine della popputa cinquantenne desnuda: “La showgirl chiede al presidente del Consiglio: ‘Fammi fare la testimonial della sicurezza stradale’”.Controllare per credere.

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Tra belle ragazze e birra si è svolta la festa padana della Lega Nord a Marina di Ravenna. Certo non è mancato il dibattito politico e l’intervento dell’intellettuale, ma la pista è stata riempita soprattutto con il vecchio trucco della scosciata. È Miss Padania a riscaldare la platea, altro che federalismo, altro che sicurezza, è la solita scollacciata a muovere le moderne piazze. Per partecipare i requisiti insindacabili sono: “avere la cittadinanza italiana ed essere  residenti da almeno dieci anni consecutivi in Padania; essere dello stesso sesso registrato sul certificato di nascita; non essere mai state coinvolte in fatti contrari alla morale; non aver mai partecipato a servizi fotografici e film ritenuti sconvenienti e non rilasciare dichiarazioni non in linea con gli ideali dei Movimenti che promuovono la Padania”.

Tra le fasce più ambite dalle miss del concorso alcune sono indimenticabili: c’è la raggiante Miss Sole delle Alpi, la rivoluzionaria Miss Camicia Verde, c’è Miss Informazione Libera, che come recitano le motivazioni ufficiali “è comunicativa nel corpo e nello spirito”. Le caratteristiche ideali di questa miss sono descritte così da direttore Emilio Fede: “Sguardo intelligente, romantica, poco trucco, non più della seconda misura di seno, non superiore al metro e settanta di altezza, con lineamenti leggermente androgini”… Tra le altre miss come dimenticare l’intellettuale Miss Pascal, la grintosa Miss Sport Padania, e ancora Miss Radio Padania, scelta senza pregiudizi, tanto per radio mica la si vede, e la imprescindibile Miss Innovazione, ragazza progressista “nel solco delle tradizioni di casa”.

La miss Padania Ravennate cresciuta a polenta e piada non si chiama però Rossi o Brambilla, né Casadio o Fabbri, ma Balacich, una bella moretta, anche se il verde la sbatte un po’.

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La spiaggia è da sempre il luogo dove i tabù si affievoliscono, e dove è concesso mostrarsi più scollacciati di come normalmente si andrebbe in giro (salvo qualche raro caso di esibizionismo urbano). In questo luogo dove la trasgressione diventa tradizionale, si scatenano gli ormoni di “masculi” più o meno repressi. Questi giovini dalle tecniche di approccio più improbabili sono noti con il nome di “nuovi vitelloni”. Perduto il fascino che avevano gli scavezzacollo immortalati da Fellini ne “I vitelloni”, del termine mantengono l’animalesca portanza e lo sconclusionato vagare per la riviera romagnola.

L’identikit del “neo-vitellone” è facilmente riconoscibile. La sua muscolatura spasmodica è esibita all’esasperazione, come sudato trofeo di un inverno rinchiuso in palestra a “pompare”. La carnagione è del colore di quella dei nativi della fascia equatoriale dell’Africa, pur essendo il vitellone italianissimo, come la bufala. Fondamentale è anche “l’occhiale” da sole, che, grande il triplo di una montatura normale, ricopre l’intera metà superiore del cranio ed è indossato perennemente a prescindere dal fatto che sia giorno o notte. Categorica anche la scelta della macchina, o un suv enorme ed imparcheggiabile, che si arrampica sulle dune e occupa una variabilmente due o tre posti macchina, oppure una macchina piccolissima, solitamente mini o 500 (nuovo modello per carità!), forse per far risaltare meglio lo spessore del braccio fuori dal finestrino. Se avvistate un “neo-vitellone”, fate attenzione! Tenevi alla debita distanza di sicurezza, con le ragazze fa la mano morta, e con i ragazzi invece ci va con la mano pesante… 

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Ogni estate che si rispetti ha una sua “moda”. Dall’estate 1960 con l’impazzare del “hula hoop”, fino alla scorsa con il secchiello pieno di sangria da cui partivano le cannucce lunghissime. Questa estate il tragicomico primato sembra spettare agli occhiali da sole luminosi. L’ultima invenzione dei diabolici ingegneri cinesi del kitch sono questi occhiali di plastica che sparano luci intermittenti per farsi notare nelle serate in spiaggia. Particolarmente amati dalle ragazze desiderose di farsi offrire un Mojito e dai ragazzi che hanno bevuto più di tre birre, gli occhiali hanno tre diverse gradazioni di luce: intermittenza lenta, intermittenza veloce e intermittenza da attacco epilettico. Questo modello all’ultimo grido, che ha surclassato la vendita delle ormai appassite rose degli ambulanti cingalesi, è spesso appaiato a una “spada laser”. Anche la spada, come i suddetti, fa risaltare la propria fallica plasticità in tre diverse velocità di illuminazione. Per chi poi non sa accontentarsi, c’è anche l’intramontabile gomma fosforescente da tenere in bocca, disponibile in blu neon o verde fosforescente, e da rivelare, ammiccando, solo alle ragazze più ambite. Gli occhiali ad intermittenza, hanno il fantastico primato di ribaltare l’idea stessa di occhiale da spiaggia. Se i vecchi occhiali da sole, ormai obsoleti, erano pensati per affievolire la luce del sole di giorno per non affaticare l’occhio, questi nuovi e originali “occhiali da buio” possiedono la rara qualità di accecare il suo proprietario anche nelle ore notturne, imponendosi sul mercato come un prodotto dalla rara utilità, già un must dell’estate’08.

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Oggi giorno le cifre impongono una verità. Ogni giornale, ogni politico ha le sue cifre, i suoi sondaggi, le sue verità. Quando si legge il resoconto di un fatto la perplessità è legittima, ma se c’è una tabella, se l’interlocutore sfodera dalla valigetta un papiro di numeri…allora la sensualità delle cifre ci conquista, ci persuade. Il numero dà quel senso di rigore, ha quel sapore di scienza, trasuda verità e convince, spesso a prescindere dalla realtà.

Nelle ultime settimane le statistiche sulla criminalità hanno fatto il giro delle prime pagine di tutti i giornali. In questi amari numeri la provincia di Ravenna emergeva tra quelle con il più alto  aumento di criminalità. Ravenna è diventata in pochi giorni “il Bronx” della carta stampata, “la città del crimine”, una Gotham city con il proprio Bat Man in pensione. Se tuttavia si volesse fare un ragionamento serio su queste statistiche, che vengono periodicamente snocciolate, se si volesse veramente analizzarle nel loro insieme, risulterebbe che la nostra zona, nel giro degli ultimi anni, si è guadagnata gli appellativi di: “la provincia dei bambini”, “la città della bicicletta”, “il delta dell’inquinamento”, e via dicendo. Un imprescindibile studio della nota università milanese Bocconi ha infine “dimostrato” che la nostra riviera è quella dove le ragazze “si concedono” più facilmente. Senza indagare su quali fossero i metodi di ricerca con cui questa frivolezza sia stata quantificata, qualche perplessità sorge. Quantomeno fa aggrottare le sopraciglia il pensiero di quale sia la motivazione che induce gli statisti ad addentrarsi in tali studi. Ma ciò non conta. Oggi Ravenna è la provincia del crimine e poco importa se un domani diventerà la città dove la crema abbronzante funziona di meno. Statistica, per altro, che potrebbe essere facilmente avallata esaminando il numero degli scottati e le vendite in litri del prodotto abbronzante.

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